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Il Comune di Mirandola si estende a sud del fiume Po, in Emilia Romagna, alla confluenza delle province di Modena, Mantova e Ferrara. Il suo territorio, un tempo caratterizzato da ampie paludi e macchie boscate, si apre a perdita d’occhio verso l’orizzonte, seguendo la geometria dei campi, dei fossi e dei canali.
L’evoluzione della città, così come oggi si presenta, procede di pari passo con la storia della casata Pico, che resse le sorti di Mirandola dal 1300 al 1700 circa. In tale periodo i Pico ebbero rapporti - talora difficili - con il papato e con alcune tra le più influenti famiglie nobiliari dell’Italia feudale: i Canossa, i Gonzaga di Mantova, gli Estensi di Modena e Ferrara, i Medici di Firenze. Alla casata Pico si deve la costruzione di importanti edifici storici del centro: il Palazzo Municipale; il complesso del Castello; la Chiesa di San Francesco; quella del Gesù e la chiesa parrocchiale di Santa Maria Maggiore.
Il più insigne esponente della famiglia fu Giovanni Pico della Mirandola, importante filosofo, umanista e letterato, passato alla storia con l’appellativo di “Fenice degli Ingegni”. Nato nel 1463, tra le mura del castello avito, Giovanni Pico visse alla corte fiorentina di Lorenzo il Magnifico, e fu annoverato tra i maggiori pensatori del suo tempo. Nel suo testo più significativo - l’”Oratio de Hominis Dignitate” - affronta il tema della dignità e della libertà dell'uomo, interessandosi a un tema che solo parecchi secoli dopo verrà considerato di effettiva attualità. Su Giovanni Pico esiste una curiosa quanto improbabile aneddotica, che gli attribuisce una proverbiale memoria.
Tuttora esiste un particolare legame tra la città di Mirandola e la famiglia Pico, sancito dai frequenti richiami all’iconografia e al nome della casata, a partire dalle insegne di numerosi esercizi commerciali.
Un forte elemento che caratterizza l’identità di Mirandola è rappresentato dal radicamento al contesto agricolo e all’ambiente di pianura. In questa porzione dell’Emilia Romagna, un tempo paludosa e difficile, l’agricoltura ha costituito una ragione di sostentamento, uno strumento per affrancarsi dalla miseria, uno stile di vita in grado di generare una cultura e una specifica civiltà. Con il passare dei secoli, a partire dai primi interventi di bonifica risalenti all’epoca romana, l’agricoltura ha saputo strappare alle acque e rendere coltivabili ampie porzioni di terreno. Alternando momenti di crisi a periodi di ripresa ed evoluzione, la coltivazione dei campi è passata da un approccio estensivo ad una graduale specializzazione, fino a diventare un fiore all’occhiello dell’economia locale.
L’industria è rappresentata dal peculiare distretto biomedicale. L’origine di questo distretto coincide con l’attività di un gruppo di imprese nate negli anni ’60 per iniziativa del dott. Mario Veronesi. Queste aziende sviluppano per prime i cosiddetti “reni artificiali”, sofisticati apparati per l’emodialisi, e determinano successivamente l’affermarsi e il diffondersi in Italia di prodotti monouso in campo ospedaliero. Proprio a Mirandola è nato il primo rene artificiale italiano.
L’importanza e la specializzazione delle aziende biomedicali di Mirandola è tale che solo negli Stati Uniti è possibile trovare un polo industriale con una concentrazione similare di imprese del settore.
Il tessuto economico di Mirandola oggi ricopre diversi ambiti produttivi: l’agricoltura, l’industria, l’artigianato, il commercio, ma anche i servizi. A fianco di una consolidata vocazione agricola, si delinea un mondo di piccole e grandi aziende vario e dinamico. Un universo di imprese afferenti prevalentemente ai settori della meccanica e del biomedicale, con un’elevata diversificazione produttiva, una significativa apertura verso il mercato estero, un’adeguata rete di servizi. Importanti istituti bancari, assicurativi e finanziari sostengono il quadro economico generale, arricchito da una strutturata rete di esercizi commerciali e artigianali.
Una delle caratteristiche di Mirandola, espressione di quella cultura del buon vivere tipica della città, è rappresentata dalla moltitudine di sagre, fiere, feste, spesso incentrate sui prodotti tipici della cucina mirandolese. Le numerose manifestazioni si ispirano alla storia locale, e ancora una volta alla civiltà contadina, rappresentando gli aspetti più autentici del folklore e della cultura popolare. La cucina locale è fatta di prodotti genuini e semplici, come la frutta, alla base di conserve e dolci, o le uova, fondamentali per la preparazione della tradizionale pasta all’uovo: le tagliatelle o i maccheroni al pettine. Sono diversi i prodotti agro-alimentari che hanno raggiunto una riconosciuta tipicità in ambito locale: la particolarissima mela campanina, la pera, il melone, l’anguria, che affiancano il più rinomato formaggio Parmigiano Reggiano, o l’aceto balsamico tradizionale di Modena, conservato sin dal tempo dei Pico nei solai delle abitazioni rurali.
In occasione delle feste legate a ricorrenze stagionali, delle celebrazioni religiose o delle rievocazioni storiche - che rinnovano il legame tra la città e la casata dei Pico - il visitatore a Mirandola può assaporare i gusti di un passato ricco di sfumature e di profumi, condividere il piacere del buon cibo e ritrovare il senso di appartenenza ad una comunità.
La gastronomia e i momenti di festa, tuttavia, sono solo alcuni dei motivi per cui visitare il territorio mirandolese. Chi cerca approfondimenti culturali potrà ripercorrere l’evoluzione della storia di Mirandola e il periodo pichiano attraverso una visita al Castello Pico o al Museo Civico. Oppure percorrendo la città in compagnia di una guida abilitata, o partecipando alle attività organizzate dalle associazioni culturali locali.
L’Ufficio d’Informazione Turistica potrà offrire al visitatore un utilissimo supporto per conoscere questa accogliente cittadina emiliana e fornire materiale gratuito, come il “kit del turista”.
L’appassionato di natura potrà compiere rilassanti escursioni nelle Valli mirandolesi, sancite in ambito europeo” Zona a Protezione Speciale” per l’avifauna, un autentico tempio del birdwatching. Un tempo luoghi malarici, caratterizzati da ampie paludi e acquitrini, le Valli sono oggi ambienti sani, preziosi, e costituiscono l’importante habitat di numerose specie di uccelli di interesse comunitario. La particolare accessibilità dei luoghi, caratterizzati da un territorio completamente privo di asperità e dislivelli, si presta a escursioni a piedi o in bicicletta che consentono al visitatore di immergersi in un riposante contesto rurale. Il Centro di Educazione Ambientale “La Raganella” e la Stazione Ornitologica Modenese forniscono un fondamentale ausilio alla comprensione e alla divulgazione degli aspetti naturalistici di un ecosistema tanto prezioso quanto delicato.
Sono numerose le ragioni per una visita a Mirandola. La storia, la cultura, la cucina, l’ambiente vallivo offrono una varietà di spunti di notevole interesse. A Mirandola il visitatore potrà lasciarsi catturare da suggestioni antiche, che si amalgamano perfettamente con l’animo di una città moderna e ben strutturata, ricca di piccoli tesori tutti da scoprire.